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INCROCIAMO UN PO’ DI DATI SUL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE E FACCIAMOCI QUALCHE DOMANDA!

Alcuni dati…

Nel 2017 la c.d. spesa sanitaria out of pocket degli italiani ammonterebbe a circa 35 miliardi di euro. Sono per lo stesso anno circa 12 milioni gli Italiani che avrebbero rinviato e/o rinunciato a curarsi per motivi economici (dati Censis-Rbm salute “la sanità italiana al tempo dell'universalismo selettivo”).
In un’intervista per coffe break (La7), di giugno 2017, il Ministro Lorenzin ha ribadito come il SSN soffra, ancora e molto, del problema delle liste di attesa. A ciò si aggiunga la disparità nell’accesso alle cure tra cittadini di regioni diverse, dovuta alla diversa regolamentazione e dunque organizzazione degli stessi sistemi sanitari regionali.
Evidenziamo inoltre che al primo gennaio 2017 l’età media dei residenti in Italia è di 44.9 anni (gli USA sono a circa 38 anni e la Francia a 41). L’ISTAT ci indica inoltre che gli over 65 anni superano i 18,34 milioni di persone, più del 30% della popolazione. L’istituto stima infine che questa percentuale salga con il passare degl’anni.


Alcune domande…

Innanzitutto, se la spesa sanitaria OOP sta crescendo ma crescono anche il i cittadini che non possono permettersi di curarsi: chi sta pagando sempre di più in Out of pocket?
Cosa dire poi del dato relativo ai “12 milioni di rinunciatari” … Partiamo dal presupposto che chi non ha capacità economiche è esente ticket. Teoricamente gli esenti ticket non dovrebbero fare parte di quei 12 milioni di rinunciatari. Ma chi sono allora questi 12 milioni di persone? Possiamo ipotizzare che questi siano cittadini non esenti ticket (che possono sostenerne il costo), che non hanno voluto/potuto accedere al SSN per farsi curare, ma che al tempo stesso non potevano sostenere il costo di prestazioni private? In tal caso il problema sarebbe un altro: perché questi ultimi non hanno potuto/voluto usufruire della prestazione tramite il SSN? Che dire in merito delle liste di attesa? E se fosse da rivedere lo stesso calcolo di determinazione dall’esenzione o meno dal ticket?
Infine, come pensiamo di poter affrontare il tema dell’assistenza sanitaria e sociale agli over 65 anni oggi e domani? Si consideri che il loro numero crescerà molto nei prossimi anni, che le disponibilità economiche dell’italiano medio si sono notevolmente ridotte dal 2008 ad oggi e si aggiunga a questo il ridimensionamento del ruolo della Famiglia (conseguente alle sue stesse mutuazioni), vero secondo pilastro storico del sistema pubblico.


Alcune riflessioni…

Innanzitutto partire dai bisogni dalla cittadinanza. L’esperienza della cittadinanza è positiva rispetto alla qualità delle cure ricevute tramite il SSN. L’insoddisfazione viene dalle liste di attesa che si sono allungate. Lo sforzo principale di tutti gli “addetti ai lavori” dovrebbe concentrarsi nel trovare una soluzione a questo problema con un obbiettivo di azzeramento di queste ultime. Andrebbero allora analizzate le iniziative regionali di maggior successo sulla tematica ed estese a tutto il territorio nazionale. La forte autonomia delle regioni in questa materia non aiuta, potrebbe essere rivista?
Se è poi vero che vi sono cittadini esenti ticket che rinunciano a cure pensando di dovere sostenerne il costo questo significa che devono essere aiutati nel fare “valere i loro diritti” (La7, giugno 2017, il Ministro Lorenzin). Ciò implica un vasto lavoro di comunicazione da mettere in campo.
La prevenzione poi, sottovalutata dalle politiche pubbliche oggi giorno, dovrebbe essere centrale per il SSN. Purtroppo, la stessa instabilità politica del nostro paese non ci consente di eleggere un governo che possa fare scelte coraggiose e prendersi la responsabilità di un programma a medio termine in questo senso.
Infine sottolineiamo che la partita non si gioca unicamente a Roma ma altrettanto sul campo dell’attuazione e dell’organizzazione dei programmi, quindi a livello regionale. Questo è tanto più evidente che laddove questa “funziona” i risultati parlano chiaro.



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